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La chiesa di S. Lorenzo a
Sobrio sorge a valle dell'abitato e con l'alto campanile secentesco,
il camposanto circondato dalle cappelle della Via Crucis e l'antica
casa parrocchiale forma un complesso che, isolato fra i campi in un
paesaggio di grande bellezza, ha un sicuro interesse storico e
artistico.
Secondo il Bianconi (1) una chiesa omonima è già menzionata nel 1360
ma l'edificio attuale sarebbe da attribuire al 1716. Egli riprende
così una datazione proposta dal Sarinelli (2) che si riferisce
evidentemente alla data incisa sull'architrave del portale laterale
ovest. Tuttavia quel 1716 è probabilmente solo la data di una delle
numerose trasformazioni che l'edificio ha subito nel corso dei
secoli. Per rintracciare la storia della Chiesa è essenziale la
consultazione dei protocolli e dei decreti delle visite pastorali.
(3) Una prima indicazione importante la troviamo negli "Atti di S.
Carlo" (4): in relazione a una visita fatta nel 1570 si parla di S.
Lorenzo: vi si descrive "un bel tabernacolo ligneo dorato posto
sopra l'altare maggiore" e un nuovo ciborio del battistero. Vi si
dice anche che "la chiesa è stata di nuovo ampliata e che la parte
vecchia è stata alzata come quella nuova e che possiede un nuovo bel
soffitto ligneo". In nota si aggiunge che "è stata così tanto
ampliata da chiedersi se non sia il caso di riconsacrarla'. Seguono
poi una serie di prescrizioni riguardanti soprattutto elementi di
arredo (sistemazioni di "predelle" per gli altari, di acquasantiere
ecc.) Non vi sono però descrizioni di elementi riconoscibili ancora
oggi. Si può comunque supporre che l'originaria costruzione romanica
sia stata notevolmente ampliata nel '500.
Nella visita dei 1577 (5) si descrive il battistero, posto nella
parte settentrionale della chiesa, a sinistra dell'entrata
principale: si tratta di un "ciborio piramidale, senza velo,
poggiato su un vaso di sasso, basso e di forma quadrata". Questa
fonte battesimale era appoggiata alla parete e "aveva un baldacchino
di legno: mancavano però delle balaustre onde ben custodirlo", e si
ordina di metterle. Si danno pure indicazioni su un 'tabernacolo
ligneo, bella e dipinto". La successiva visita del 1602 (6) (del
cardinal Federico Borromeo) non dà indicazioni sulla chiesa, ma solo
un elenco di suppellettili: si cita per la prima volta il
confessionale: forse quello che oggi si trova al Museo di Giornico.
Nel 1611 S.Lorenzo di Sobrio divenne Parrocchia, staccandosi da
Cavagnago. Dai decreti dei Cardinal Monti (1639) (7) possiamo
dedurre che probabilmente sia l'abside sia la cappella della Madonna
erano state costruite da poco, infatti si ordina di intonacare i
muri, imbiancarli e ornarli di pitture. Si ordina pure di 'fare una
cappella per il battistero, sul lato settentrionale della chiesa,
presso la porta maggiore". Altre notizie sull'aspetto dell'edificio
le troviamo nel 1682, al momento di un'altra visita pastorale (8):
vi si enumerano tre altari, di cui uno alla Madonna e l'altra a
S.Carlo e si ribadisce l'ordine di dipingere il battesimo di Cristo,
ordine già presente nella visita precedente. Si tratta
verosimilmente dell'unico affresco settecentesco conservato nella
chiesa attuale. Il decreto aggiunge che "si faccia un tabernacolo
corrispondente all'eleganza dei resto della chiesa" (evidentemente
quello del '500 era andato perduto o era in stato di degrado oppure
semplicemente non rispondeva più ai gusti dei tempo ... ) e che si
chiuda il coro con una balaustra in sasso. Anche quest'ultimo ordine
fu ottemperato: infatti le balaustre del coro rimosse nel 1971 erano
in sasso, ricoperte di stucco verso la fine dei XVIII secolo (9).
Dalle descrizioni fatte nelle successive visite pastorali (1697' e
1708) (10) si arguisce che alla fine del seicento la chiesa aveva
ormai assunto la struttura che ha attualmente (navata unica con
abside, due cappelle laterali, la sacristia sul lato ovest e la
cappella dei battistero vicino all'entrata principale) ma era in
stato di semi abbandono: terra, sassi e sudiciume ammucchiati
ovunque, altari, pulpito, pavimenti da restaurare. All'inizio dei
secolo successivo si notano però miglioramenti: un nuovo tabernacolo
e una nuova statua della Madonna, in legno scolpito, dorato e
dipinto.
Due altre descrizioni interessanti della Chiesa le troviamo nel 1719
e nel 1745 (11) Nel primo documento si descrive l'intero edificio,
"di forma rettangolare e fatto di pietre tagliate e ben levigate,
con un soffitto in legno a cassettoni". Vi si dice che il coro è a
forma di volta e decorato da varie pitture: l'interno della chiesa è
pure decorato da pitture. Si nota pure il pavimento dei presbiterio
in pietra tagliata. Si precisa che i due altari laterali (la Vergine
e S. Carlo) sono situati dentro delle cappelle con soffitto a volta,
che gli altari stessi sono fatti di "composto cementizio", sono
rozzi e vanno ricoperti e che vanno fatte anche le balaustre a
queste due cappelle.
La descrizione dei 1745 parla di una chiesa ad unica navata, ornata
all'interno da alcune pitture di argomento sacro, con un pavimento
coperto da pietre tagliate. Riguardo al soffitto, per la prima volta
non si parla più di soffitto ligneo ma si dice "Tectum praestat
laqueare' cioè: "prima del tetto c'è un soffitto". L'interpretazione
potrebbe anche essere che fra il 1719 e il 1745 (12) fu costruito il
controsoffitto attuale (poiché di controsoffitto si tratta, con
sopra un implicato in legno). L'interesse di questo documento sta
anche nel fatto che per la prima volta si parla di decorazioni e
stucchi nell'area dei presbiterio (confermando cosi l'ipotesi fatta
dal Sig. Bocchi (13) che siano attribuibili alla bottega dei
Moosbrugger e databili, come quelli di Quinto, negli anni '30 o '40
dei diciassettesimo secolo).
Per la prima volta si parla pure dell'altare di S. Antonio e dei due
reliquari affianco dell'altare maggiore.
Più tardi, verso la fine dei secolo furono fatti altri abbellimenti:
lo possiamo dedurre dai cospicui importi pagati per stucchi,
dorature e lavori di falegnameria ( il "credenzone" rococò in
sacristia ad esempio) (14). E anche da quanto apprendiamo dalla
visita pastorale dei 1785 (15), dove si dice che la navata della
chiesa è stata restaurata di recente, si menziona per la prima volta
un altare alla madonna Addolorata a sinistra dei presbiterio (oggi
altare a S. Rita) e finalmente si dice che il battistero è in buon
ordine. Si raccomanda di dorare gli stucchi della volta dei coro.
Ulteriori trasformazioni furono fatte verso la fine dell'800
soprattutto ad opera dei fratelli Calgari che dipinsero le lunette e
le decorazioni dell'abside, delle cappelle laterali e della volta
della navata. Solo indagini più approfondito ci potranno forse dire
cosa c'era sotto quei dipinti.
Nel 1931 la chiesa parrocchiale di S. Lorenzo venne dichiarata
monumento storico (16) e nella risoluzione sono menzionati, oltre al
campanile: 'Stucchi dei secolo XVIII. Resti (17) di un tabernacolo
di legno dorato. Statua della Madonna in legno dipinto dei XVII
secolo. Porta dei XVIII. Confessionale dei sec. XIX."
Nel 1943 fu sostituito il pavimento della navata principale e poi,
dalla fine degli anni '60 ci fu un intervento massiccio e
scriteriato con il ritinteggio di tutta la chiesa con dispersione,
(ritocchi e rifacimenti alla dispersione furono fatti persino sui
decori pittorici!), l'eliminazione di elementi architettonici
importanti come le balaustre dell'altare maggiore e la conseguente
modifica dei pavimento dei presbiterio, la chiusura della cappella
della fonte battesimale ecc.(18)
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NOTE:
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1) Piero Bianconi, Campanili del Ticino, 'Quaderni Ticinesi no. 11
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2) Sac. Giovanni Sarinelli, La diocesi di Lugano, Lugano 1931
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3) Un ringraziamento particolare per Don Giuseppe Gallizia, senza il cui prezioso aiuto non sarebbe stata possibile la ricostruizione della
storia di questo edificio. Non solo ha messo a disposizione la documentazione, ma ha anche trascritto e tradotto appositamente i passi che potevano interessarci.
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4) Sac. Paolo d'Alessandri ( a cura di ) , Atti di S. Carlo riguardanti la Svizzera e i suoi territori, Locarno 1 909
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5) Fondo delle Tre Valli svizzere, 'Visita e decreti di Bemardino Tarugi, incaricato da Carlo
Borromeo': si tratta di un manoscritto su microfilm conservato presso l'archivio della Curia vescovile
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6) Fondo delle Tre Valli Svizzere, voi. 54, pag. 21, manoscritto conservato presso l'archivio della
Curia Vescovile, trascritto e tradotto per l'occasione da don Giuseppe Gallizia
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7) ibidem, voi. 72, pag.64 e seg.
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8) Giuseppe Gallizia (a cura di ) Regesto delle visite pastorali nei Ticino 1669 - 1682,
Lugano
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9) nel 1786, secondo gli appunti di Virgilio Gilardoni che negli anni '60 visionò ]'Archivio Parrocchiale, trovandovi traccia dei
pagamento di gesso e calcare per 3 balaustre e 3 altari, cfr. Documentazione presso Ufficio Monumenti Storici, Opera Monumenti
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10) Fondo delle Tre Valli, voi 72, pag. 17-18 (vedi nota no. 5)
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11) Protocollo delle visite nelle Tre Valli fatte dal cardinale Odescaischí nell'anno 1719 e Atti di visita delle Tre Valli fatta
dall'Emo Pozzobelli, 1745, manoscritti trascritti a cura di Gíuseppe Gallizia
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12) fra queste due date vi fu un'ultedore visita nel 1728, ma non vi sono descrizioni della chiesa.
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13) vedi la sua relazione: 'Chiesa di S. Lorenzo, verifiche preiiminah', settembre 1997
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14) vedi nota no. 6
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15) vedi nota no. 5
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16) Foglio Ufficiale del Canton 7ìcíno, no. 59, anno 88, Bellinzona, 24 luglio 1931
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17) strana questa denominazione 'resti': la storia dell'attuale tabemacato sarebbe da approfondire ...
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18) A questo proposito si veda l'incarto conservato presso l'UMS: le pesanti divergenze fra le autorità cantonali e il Consiglio
Parrocchiale arrivarono a un 'Rapporto di Contravvenzione per violazione delle disposizioni della legge per la protezione dei monumenti storici ed artistici' a carico dei Presidente
dell'allora Consiglio parrocchiale.
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